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Sollima

Al via la nona stagione di Contemporanea con Spasimo di Giovanni Sollima

Testo di Alessandro Sgritta

Presentata in settimana da Oscar Pizzo e Michele dall’Ongaro la nona stagione di “Contemporanea” all’Auditorium Parco della Musica di Roma, che quest’anno è dedicata all’elaborazione di un linguaggio che concili la parola con l’arte dei suoni e s’inaugura venerdì 28 novembre con Spasimo di Giovanni Sollima, virtuoso del violoncello che nella sua musica riesce a includere tutte le epoche e tutti i generi, dal barocco al metal. Per questo il suo è un pubblico variegato e trasversale che va dagli estimatori di musica colta ai giovani metallari e appassionati di rock.

La sua ultima opera è dedicata alla storica chiesa sconsacrata di Palermo in stile gotico-normanno nel quartiere Kalsa dove suonò per la prima volta nel ’95 su invito del sindaco Orlando. Aprirà la serata una nuova versione di Medea per violoncello e voci (composta nel 2004 per la rappresentazione di Peter Stein a Siracusa), una “partitura candida macchiata dal violoncello” come l’ha definita lo stesso compositore palermitano. Sollima sarà accompagnato dal PMCE (Parco della Musica Contemporanea Ensemble) diretto da Tonino Battista e dal Coro dell’Accademia di S.Cecilia diretto da Ciro Visco. La stagione prosegue il 5 dicembre con Silencio, progetto sul narcotraffico tra Messico e Calabria con le musiche di Stefano Scodanibbio eseguite dal PMCE e la partecipazione del Presidente del Senato Piero Grasso, il 23 gennaio con Mare Ignotum (La paura della paura), con Maurizio Ferraris, Patrizia Polia e il PMCE, il 26 gennaio Tutto ciò che resta in occasione della Giornata della Memoria sulla musica composta nei lager, con Marco Baliani, Francesco Lotoro e la partecipazione straordinaria di Ute Lemper, della violinista Francesca Dego e di Andrea Satta (voce dei Tetes de Bois), il 29 gennaio il compositore e direttore d’orchestra Peter Eötvös, il 13 febbraio Sardinian Dances con Paolo Fresu e musiche di Franco Oppo, il 10 e 11 aprile Kaija Saariaho, il 6 maggio serata dedicata a Tristan Murail, il 7 maggio Satyricon l’ultima opera di Bruno Maderna su testi di Petronio, a maggio e giugno il Premio Valentino Bucchi con interpreti che suonano Berio.  Da marzo a maggio il secondo ciclo .in my life. che propone sei nuovi incontri con i solisti del PMCE.

L'Almanacco di Tempi-Dispari

L’Almanacco di Tempi Dispari, 28 novembre

Buon venerdì rockeggiante.

1944 - Il MGM musical “Meet Me in St. Louis”, con protagonista Judy Garland debutta a New York. 
1964 - Willie Nelson debutta al Grand Ole Opry. 
1970 - George Harrison pubblica “My Sweet Lord”. 
1970 - Elton John  pubblica “Your Song”. 
1974 - Elton John e John Lennon si esibiscono come duo eseguendo “I Saw Her Standing There” al Madison Square Garden a New York. E’ stata l’ultima apparizione di John Lennon. 
1977 - I KISS pubblicano album “Alive II.” 
1984 - Prince pubblica “I Would Die 4 U” il quarto singolo dall’album “Purple Rain”. 
1989 - Prince pubblica “Scandalous” per la colonna sonora di Batman. 
1992 - Sull’HBO debutta “Neil Diamond’s Christmas Special”. 
2000 - Circa nove milioni di persone assistono al concerto di Madonna su Internet. 

I nati di oggi:

1936 - Gary Hart (Hartpence)
1939 - Gary Troxel (The Fleetwoods)
1948 - Beeb Birtles (The Little River Band)
1962 - Matt Cameron (Soundgarden)
1974 - Apl.De.Ap (Allan Pineda Lindo) (Black Eyed Peas)

Il video almanacco sono The Black Eyed Peas – Where Is The Love?

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Torneranno i Prati di Ermanno Olmi. Quando l’umanità sovrasta la stupidità di una guerra

Testo a cura di Elena Tenga

Il film Torneranno i prati di Ermanno Olmi è stato  prodotto dalla figlia Elisabetta Olmi e Rai Cinema in collaborazione con Edison, che rafforza il rapporto del regista con questa azienda, con cui lui mosse i primi passi, realizzando per loro una cinquantina di documentari.
Il maestro avrebbe voluto essere presente in sala, ma purtroppo è stato costretto al ricovero per accertamenti, ed ha inviato un video messaggio ai giornalisti. Inoltre è stato proiettato il back stage.
Olmi accenna alla domanda che gli viene rivolta più spesso dai giornalisti  “Perché hai fatto questo film?“. Risponde che quando gli hanno proposto di realizzarlo da un romanzo scritto nel 1920 che parla delle memorie di un giovane soldato durante la prima guerra mondiale, lui ha pensato a suo padre che da bambino gli raccontava le storie di quel periodo e non ha avuto remore ad accettare di realizzarlo.

Olmi pensa che chi era al potere in quel periodo abbia compiuto un enorme tradimento nei confronti dei giovani militari e i civili non avendogli spiegato il vero motivo per cui loro andavano a morire, purtroppo le tragedie del mondo partono sempre dal potere e dalla ricchezza di poche persone a discapito dei più deboli. Quest’anno ricorre il centenario di questa assurda guerra e Olmi spera sia motivo anche per chiedere scusa. Il cineasta fa dire ad uno dei suoi personaggi che “il perdono è la base della pace e se non sei un uomo, se non sei capace di farlo”.
Il film si compone di tre parti: le relazioni umane, l’apprendimento e l’allucinazione.
La prima è data dalla situazione estrema delle condizioni anche esterne che si vennero a creare. La trincea è stata ricostruita a 1800 metri di altezza con tormente di neve che hanno “seppellito” lo staff e che influenzavano le riprese delle scene, ma che aiutavano anche a renderla funzionale utilizzando lo stretto necessario. Claudio Santamaria racconta che c’era poca sceneggiatura, il regista voleva ricreare sul set quell’autenticità di sentimenti e di umanità che si riconosce anche solo guardandosi negli occhi riuscendo a trasmetterlo allo spettatore. Per tutta la durata del film infatti lo coinvolge emotivamente e facendogli vivere la storia con un senso di impotenza e di angoscia di chi può solo osservarla senza poter far nulla per cambiarla e per salvare le vite dei protagonisti.

L’allucinazione fa parte della vena poetica del regista. Non c’è volutamente una ricostruzione storica perfetta pur mantenendo la veridicità dell’accaduto accaduto. I gradi militari, ad esempio, non corrispondono a quelli reali, proprio per dare il non senso della tragedia. Accanto a questo si pongono poi le riprese della natura, la montagna, gli animali selvatici che continuano la loro vita come se intorno nulla stesse accadendo.

Questo film è stato proiettato alla presenza del presidente Napolitano e in contemporanea in almeno 100 ambasciate dall’America Latina all’Europa all’Africa per la prima volta a livello mondiale, ed è un evento unico. La speranza è una sua proiezione anche nelle scuole.

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Stigmate Night, body art estrema al Closer

Testo di Liliana Valente – Foto di Matteo Matteucci

Un nuovo esperimento ha preso vita al “Closer” Live Club la sera del 20 Novembre. Organizzata da Olivia Cinnamon BalzarFrancesca Kamelia  Ilaria Palomba, Tiger Orchid e Diego Dionisio, “Stigmate Night” è una serata dedicata alle performance estreme delle arti visive.

Alle ore 20 l’evento si è aperto con una dimostrazione di body painting che ha rappresentato a lavoro finito il simbolo e il tema della serata ovvero la fuoriuscita del sangue come estasi post dolore. Dopo la proiezione del corto di Andrea ScavoneAlla luce muta amata“, l’attenzione è stata spostata al piano sotterraneo del locale che ha accolto 3 performance di body art estrema, esaltate da musiche elettro pop anni 80. La prima performer ha immediatamente fatto assaporare la vera essenza della serata dal gusto metallico, senza restrizioni. Un corpo completamente nudo, un ago passante da una guancia all’altra e una benda bianca intorno al viso che ha preso colore con decise pennellate date dalla stessa artista davanti ad uno specchio. Un’energia crescente nei movimenti ne ha coinvolto il corpo come preso da nevrosi terminando l’”attacco” con l’estromissione dell’oggetto contundente e delle bende per tornare alla stasi iniziale chiudendo il cerchio della performance. La seconda performer, Tiger Orchid, ha praticato il fachirismo utilizzando prevalentemente come forma d’arte l’uso del fuoco sul suo corpo senza far trasparire sofferenza alcuna dimostrando come un elemento naturale possa coesistere con l’essere umano senza dover necessariamente recar danno alcuno. A concludere in modo perfetto la serata è stata l’esibizione di Zio Pertugio. Una musica oscura ha accompagnato l’entrata del performer vestito e truccato da clown pessimista e demoralizzato. Uno sguardo allo specchio ha portato il personaggio al cambiamento “di facciata”, ed una spillatrice sul viso e una serie di colpi su di esso ne hanno teso le labbra all’insù come un sorriso. Un cambio di musica e un’atmosfera da circo ed ecco gioviale il clown distribuire palloncini colorati tra i presenti ed a cimentarsi con illusionismo e giocoleria. Come ogni cosa, la finzione termina e si ritorna a fare i conti con la propria anima: uno sguardo alla propria immagine riflessa allo specchio, una camicia sbottonata e un bisturi che taglia lì dove il cuore batte sofferente, nascosto dagli sguardi della gente.

In attesa di una seconda edizione per Stigmate Night.


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